La durissima accusa del procuratore Ilda Boccassini


L’espresso

Lombardia, mafia e omertà

di Giuseppe Catozzella

La durissima accusa del procuratore Ilda Boccassini: ‘Gli imprenditori del Nord sono conniventi con la malavita organizzata. Nessuno denuncia, per paura o per interesse’. E sull’Expo sta arrivando una pioggia di miliardi

Ilda Boccassini

Le ultime tre settimane sono state fondamentali per capire quello che si sta preparando al tribunale di Milano, quale sarà lo scenario a cui assisteremo nei prossimi mesi. Lunghi anni di indagini su moltissimi fronti separati stanno infatti cominciando a portare i primi frutti. Si comincia a intravedere quella che sarà una stagione durissima di condanne alla mafia lombarda.

Quello che viene fuori dai recentissimi eventi è da un lato un manuale della perfetta infiltrazione nel tesoro dell’Expo e dell’altro la fotografia di una classe di imprenditori, quelli lombardi, che non solo non denuncia affatto e mai, ma che spesso preferisce la collusione per motivi di affari.

Negli ultimi venti giorni, infatti, il tribunale di Milano ha sancito con una sentenza di primo grado per associazione mafiosa nel processo Cerberus e con la recentissima ordinanza di custodia cautelare in carcere per tutto il clan Valle (legato a doppio filo al potentissimo clan dei De Stefano, protagonista della sanguinosissima faida da centinaia di morti con il clan Condello e di nuovo imputato adesso a Milano di associazione mafiosa), che il sindaco Moratti e le autorità si sbagliavano quando negavano l’esistenza della mafia in città e quando si scioglieva frettolosamente la neonata commissione antimafia, quella che avrebbe dovuto cercare di vegliare sul promesso tesoro dell’Expo.

Il processo Cerberus ha visto la luce alla conclusione dell’inchiesta condotta dal Gico della Guardia di Finanza di Milano che ha eseguito otto arresti su ordine del gip di Milano Piero Gamacchio. Otto arresti che hanno tagliato la testa a uno dei più potenti clan lombardi, quello dei Barbaro-Papalia, che dominano il settore del cemento nell’hinterland milanese: il boss Domenico Barbaro, detto Mico l’australiano, i figli Salvatore e Rosario Barbaro, Pasquale Papalia (figlio del super boss Antonio Papalia) già condannato con rito abbreviato, Mario Miceli, Maurizio De Luna (che ha scelto il rito abbreviato), Maurizio Luraghi e la moglie Giuliana Persegoni. L’accusa è, appunto, di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata all’estorsione, al porto abusivo di armi e al riciclaggio di denaro.

L’11 giugno 2010 la sentenza di primo grado letta dal giudice Aurelio Barazzetta ha dato ragione quasi su tutto all’impianto accusatorio della pm Alessandra Dolci, e condannato a 9 anni di carcere Salvatore Barbaro, ritenuto il “promotore” dell’associazione mafiosa, a 7 anni Mico l’australiano e l’altro figlio, Rosario. Sei anni di carcere, invece, per Mario Miceli.

Insieme a loro, in quella che è una sentenza destinata a fare storia, c’è anche Maurizio Luraghi, l’imprenditore milanese che ha recentemente avuto le telecamere di ‘Annozero’ a disposizione per giurare la sua innocenza (nonostante l’esistenza di intercettazioni ambientali in cui lui, parlando con i Barbaro, si diceva commosso per aver tirato su insieme a loro tutto l’hinterland sud-ovest di Milano): è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per le attenuanti generiche, mentre sua moglie è stata assolta per non aver commesso il fatto.

Questa sentenza, che sancisce come gran parte del ciclo del cemento (dai lavori di scavo a quelli di movimento terra, al nolo a freddo e al nolo a caldo, all’intermediazione edilizia) dell’hinterland milanese sia stato per anni in mano ai Barbaro-Papalia, rivela anche il ruolo di un imprenditore lombardo come parte attiva all’interno dell’associazione mafiosa.

Durante il processo tutti gli altri imprenditori sentiti come testi, senza eccezioni, hanno negato qualsivoglia attività intimidatoria o estorsiva da parte del clan. Che però è poi stata sancita dalla sentenza.

Al processo Cerberus sono poi legate altre due indagini, che scaturiranno in altrettanti processi. Nel novembre 2009, infatti, scatta il seguito dell’inchiesta Cerberus con l’operazione Parco Sud che porta in cella, tra gli altri, anche gli imprenditori Andrea Madafferi e Alfredo Iorio, accusati di essere il braccio economico-finanziario del clan. Cattura anche per i calabresi Antonio Perre, detto totò ‘u cainu, e Domenico Papalia, il figlio minore del boss Antonio, sfuggiti all’arresto e tuttora latitanti.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lombardia-mafia-e-omerta/2130205

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