PALAZZO BRUCIATO DAL RACKET SIT-IN DI PROTESTA DEI SENZATETTO



POZZUOLI

PALAZZO BRUCIATO DAL RACKET SIT-IN DI PROTESTA DEI SENZATETTO

Nello Mazzone

Pozzuoli. «Chi sa parli, denunciando anche in forma anonima gli autori del raid incendiario al mobilificio di via Domitiana che avrebbe potuto trasformarsi in una strage. Dobbiamo aiutare gli investigatori e demolire il muro di omertà». L’accorato appello arriva da Luigi Cuomo, presidente regionale di Sos Impresa, che sta seguendo la vicenda delle 12 famiglie sgomberate dal palazzo che andò in fiamme la notte tra il 16 e il 17 marzo scorsi per colpa di un attentato incendiario. Le immagini di una telecamera a circuito chiuso, prima di essere rese innocue dallo spray, immortalarono due persone con i volti coperti e due grosse taniche di benzina. Poi il buio, una scintilla e un fiume di fiamme che hanno completamente distrutto il deposito del mobilificio «Cacciapuoti Arredo Design» di Arco Felice, sventrando un palazzo di tre piani con tutte le famiglie sgomberate. Un incendio chiaramente doloso. Una matrice che ricorda le azioni dei clan camorristici per imporre il pizzo. Ma servono certezze per incastrare gli autori e appurare che dietro quel raid vi siano in modo inequivocabile gli emissari del clan Longobardi-Beneduce, sodalizio criminale egemone a Pozzuoli. Da un mese i carabinieri della compagnia di Pozzuoli, diretti dal capitano Roberto Spinola, indagano sulla vicenda. Elementi utili alle indagini sono stati già trovati. Ma serve la collaborazione della gente per accelerare le investigazioni. «C’è un imprenditore che ha subito un danno di centinaia di migliaia di euro e famiglie rimaste senza tetto – aggiunge Cuomo – Il Comune di Pozzuoli ha già speso circa 38mila euro per provvedere agli alloggi temporanei degli sfollati, ma per accedere ai soldi messi a disposizione dal fondo antiracket c’è bisogno di avere certezze sugli autori del raid». Un vicolo cieco. E ieri mattina molti degli sfollati di quel palazzo di via Domitiana, vivi per miracolo, sono scesi in strada con striscioni e slogan per gridare la loro rabbia. Cacciati dalle loro abitazioni dalla camorra che impone il pizzo a Pozzuoli e abbandonati dalle istituzioni. È il sentimento di chi, ieri mattina, è sceso in strada per un sit-in e si è incatenato davanti allo stabile deserto. Senza più un tetto. «Al momento ci sono ancora sei famiglie che sono ospitate a spese del Comune in un residence di Lucrino, ma nelle prossime ore dovranno lasciarlo – sottolinea Gennaro Mirata, amministratore del condominio e anche lui tra gli sgomberati – Il Comune ha speso 38mila euro, ma ha risolto poco o nulla. Siamo disperati. Abbiamo perso tutto». «Abbiamo seguito la vicenda con solerzia – replicano dal Comune – Il commissario Aragno ha subito cercato soluzioni per i senzatetto, ma non possiamo concedere altre deroghe». Si lavora per accedere ai fondi previsti dall’antiracket.

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