Una Rete per la legalità contro racket e usura


Alessandro De Pascale
CRIMINALITA’. Creato ieri a Roma un coordinamento di tutti gli attori della società civile impegnati nella prevenzione e nell’aiuto alle vittime delle mafie. Chiedono «un patto nazionale».

Con la crisi economica in atto le mafie stanno crescendo. In espansione, quindi, anche il racket e l’usura. Tra estorsioni dirette e indirette, questo fenomeno riguarda almeno un milione di imprenditori sui 5 totali che ci sono in Italia. Mentre la Finanza stima che le vittime degli strozzini siano oltre quattro milioni. Eppure le denunce restano ancora una goccia in mezzo al mare. Quelle per racket sono appena 6mila l’anno, con un calo allarmante sotto le 5mila nel 2010. Va ancora peggio sul fronte dell’usura: passate da 2.500 alle sole 350 dell’anno scorso.

Sono i preoccupanti dati diffusi dalla neonata Rete per la legalità, il coordinamento di associazioni, fondazioni, consorzi di garanzia, comitati ed enti impegnati nella prevenzione e nell’aiuto alle vittime di racket e usura che cercano di liberare imprese, famiglie e cittadini da ogni condizionamento criminale. Una Rete nata ieri a Roma con la prima assemblea nazionale, a meno di due mesi dal successo del No usura day del 6 dicembre scorso. Il nuovo organismo si fonda su tre principi: obbligo della denuncia, volontariato dei suoi operatori e gratuità dei servizi a favore delle vittime. Perché, per dirla con le parole del leader dell’Idv Antonio Di Pietro, «oggi chi denuncia è un eroe e un masochista, perché ne paga le conseguenze anche per una impunità di fatto degli autori».

I pochi coraggiosi che si rivolgono alle forze dell’ordine spesso vengono abbandonati dallo Stato, dal mercato, dalle banche, ma anche da parenti e amici. Mentre le imprese rischiano di fallire. Dal 2006 al 2009, denuncia la Rete, almeno 165mila attività commerciali e 50mila alberghi sono condannati alla chiusura e ben il 40 per cento per colpa degli usurai. Che continuano a fare affari d’oro. Non per niente il boss napoletano Mario Potenza, ritenuto tra i più grandi usurai della città e arrestato il 2 maggio, nascondeva nella propria abitazione 5 milioni di euro in contanti.

La Rete chiede alla politica di «sottoscrivere un patto nazionale», perché «il sistema di prevenzione e solidarietà previsto dell’attuale legislazione non è più adeguato». Servono «soluzioni che favoriscano chi non paga», spiega il coordinatore nazionale Lorenzo Diana. Ad esempio «modificando la legge sugli appalti e prevedendo la concessione di quote di mercato alle imprese che si sono opposte al racket». Peraltro già previste in un nuovo disegno di legge della Regione Calabria. Per il senatore Luigi De Sena, vice presidente della Commissione antimafia, «questa proposta è già al vaglio, perché se chi denuncia fallisce serve una corsia preferenziale».

L’ex prefetto si spinge oltre: «Prendiamo questi imprenditori puliti e mettiamoli a lavorare sulla Salerno-Reggio Calabria». Per contrastare l’usura, la Rete della legalità chiede invece di «agevolare e velocizzare l’accesso al Fondo di solidarietà» ma soprattutto di inasprire pene e misure patrimoniali e vietare agli strozzini condannati di intraprendere attività di impresa o gestire conti correnti bancari. Si preme anche per ottenere l’espulsione per legge dalle associazioni di categoria e il divieto di lavorare con il settore pubblico per tutte le imprese che hanno pagato il pizzo. La Confederazione italiana della piccola e media industria privata (Confapi) ha inoltre avviato un progetto per aiutare le aziende tolte alla mafia. «Metteremo a disposizione nostri manager – spiega la presidente Valentina Sanfelice di Bagnoli – perché l’assenza delle giuste professionalità le porta alla confisca vicine al fallimento e con fatturati prossimi allo zero».

http://www.terranews.it/news/2011/05/una-rete-la-legalita-contro-racket-e-usura

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