PANE & CAMORRA – di Luigi Sabino


“Il vostro fornaio S.p.A. nasce nel 1958. Da tre generazioni ci occupiamo della produzione e della vendita di pane, panini e affini, attraverso una lavorazione artigianale. L’esperienza sul campo è un tesoro inestimabile, utilizzato con cura e competenza da una dirigenza che ha come obiettivo principale quello di diventare sempre più leader nel settore …”
In effetti, l’azienda la sua « mission » l’ha realizzata. Un po’ alla volta, infatti, Il vostro Fornaio S.p.A., panificio industriale di circa 5000 metri quadrati e oltre 100 dipendenti, nel corso degli anni era riuscito ad assumere unaposizione quasi monopolistica sul mercato. I suoi prodotti, consegnati quotidianamente, facevano bella mostra sugli scaffali di quasi tutti i supermarket e centri commerciali del napoletano permettendo all’azienda di Marano, comune dell’hinterland partenopeo, di registrare un fatturato record di quasi 20 milioni di euro l’anno.
Purtroppo però il segreto di questo inarrestabile successo non è stato né « l’esperienza sul campo », come si legge nella presentazione web dell’azienda, né, tantomeno, la « lavorazione artigianale » dei suoi prodotti o la convenienza. Il mercato, Il vostro fornaio S.p.A., l’ha conquistato con una tecnica molto più pratica e diretta. L’intimidazione.
L’azienda, infatti, è uno dei beni sequestrati qualche giorno fa al clan Polverino di Quarto, organizzazione criminale in grado di scalzare nel corso degli anni anche i potenti Nuvoletta di Marano, le cui ‘imprese’ hanno riempito pagine e pagine di cronaca nera. Non solo pane però. Anche il mercato della carne è controllato dal clan attraverso la Mar. Carni srl, altra azienda sequestrata su disposizione della DDA partenopea.
A raccontare di come le aziende dei Polverino si sono imposte è ancora una volta un collaboratore di giustizia. Domenico Verde ha, infatti, ricostruito di come il clan sia riuscito a conquistare il mercato del pane e della carne: « verso la fine degli anni ’80 vi era un concorrente in Marano nella distribuzione della carne … ma ha dovuto soggiacere alla maggiore forza economica del Polverino e alla sua capacità criminale … il clan Polverino controlla tutte le attività economiche maranesi, panifici e macellerie, tant’è che non c’è un panino a Marano che non provenga da zio Totonno (Antonio Polverino, nda) ».
Nulla di nuovo. Già nel 2000 furono messi i sigilli alla Real Carni e allaPolverino Carni, riconducibili direttamente al latitante Giuseppe Polverino, e alla Balestrieri Carni di proprietà di una persona vicina al clan.
Da anni ormai le inchieste della Procura Antimafia di Napoli hanno dimostrato come i clan camorristici siano direttamente coinvolti nella produzione e/o distribuzione di generi alimentari. Anche boss del calibro di Mario Fabbrocino, Carmine Alfieri o Lorenzo Nuvoletta erano coinvolti direttamente nella commercializzazione delle carni. I Gionta e i Mazzarella, invece, controllano, rispettivamente, i mercati ittici di Torre Annunziata e Napoli mentre i Papale di Ercolano furono accusati di imporre ai fornai della loro zona l’acquisto di una « determinata » marca di farina. Mozzarella di bufala e verdura sono appannaggio dei Casalesi che hanno « inondato » l’agro aversano e il litorale domizio con i prodotti dei caseifici e delle aziende agricole del clan. Anche i sodalizi che non hanno « prodotti » propri sono entrati nel settore, diventando distributori.
Nel 2004 un’inchiesta della DDA portò in galera 18 affiliati alle organizzazioni criminali dei Moccia e dei Casalesi che, grazie al metodo intimidatorio, gestivano, quasi in regime monopolistico, la distribuzione dei marchi Cirio, prima, e Parmalat, poi. I gelati Algida, invece, erano consegnati dai furgoni della famiglia Malventi, esponenti di rilievo dell’alleanza camorristica guidata da Carmine Alfieri. E poi caffè, zucchero, succhi di frutta, panettoni.
Nessun prodotto di quelli che normalmente riempiono gli scaffali di supermercati e centri commerciali, sembra essere sfuggito al « controllo » dei clan. Il motivo è semplice. Il settore agro alimentare e la sua rete distributiva sono « business » miliardari che non richiedono particolari competenze tecniche e quelle poche che occorrono, possono essere comprate. E chi più dei clan ha le disponibilità economiche per comprare camion, magazzini, caseifici o allevamenti di bestiame?
Ma la vera forza delle cosche di camorra è la loro capacità dicontrollare il territorio, di imporre ai rivenditori i prodotti scelti dai boss. Molto spesso non c’è nemmeno bisogno di ricorrere apertamente all’intimidazione per convincere un macellaio o il titolare di un bar ad acquistare quel « determinato » quarto di bue o quella « specifica » marca di caffè perché già sanno a chi appartengono o chi li distribuisce. Questo però è solo l’aspetto prettamente « criminale » della storia.
La parte più inquietante è che negli ultimi anni il confine tra vittime e carnefici si è fatto sempre più labile. Molto spesso, infatti, si crede che le aziende che affidano la distribuzione dei loro prodotti ai clan lo facciano perché costrette o minacciate. In realtà non è così. Basta controllare i dati di vendita per rendersi conto che le ditte che affidano i loro prodotti alla camorra sono anche quelle con i fatturati più alti. Questo perché i clan, nei territori controllati, operano in regime di monopolio non permettendo nessuna forma di concorrenza.
E questo porta inevitabilmente a un vantaggio economico anche per le stesse aziende produttrici che ampliano il loro giro d’affari. Il resto è facilmente intuibile.

http://strozzatecitutti.info/2011/05/21/pane-e-camorra-%E2%80%93-di-luigi-sabino/

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