Di vizio o di quartiere:l’usura dilaga a Roma. Intervista a Busà


di Valeria Scafetta

L’indagine della Polizia che ha portato a numerosi arresti questa mattina a Roma è partita da un traffico di droga e poi ha incrociato due reati: usura e gioco d’azzardo. A questo punto, dalle intercettazioni, oltre ai nomi classici delle reti usuraie cittadine sono emersi quelli di insospettabili “clienti”, imprenditori e personaggi del mondo dello spettacolo. Ma nella capitale, accanto agli indebitamenti per vizio, cresce il numero anche di coloro “costretti” per “bisogno” . Aumenta il giro di affari, ma diminuiscono le denunce. Lino Busà, presidente di SOS Impresa, organizzazione nazionale che si occupa dell’assistenza delle vittime di usura e di racket e studia ogni anno le trasformazioni del fenomeno, traccia un quadro della situazione in città.

Questa volta nel giro dell’usura è finita la cosiddetta “Roma bene”, professionisti, imprenditori e personaggi dello spettacolo. Come mai?

Metterei molte virgolette alla definizione di “Roma bene”. Comunque la motivazione è piuttosto semplice. L’usura si è incontrata con due traffici quello della cocaina e del gioco d’azzardo nei quali possono essere coinvolte solo persone con un alto tenore di vita. E’quindi la conferma di un nesso, presente anche in altre indagini svolte in città, tra la droga e l’usura.

C’è un legame anche tra chi gestisce i due traffici?

Chi si occupa di droga a Roma, come i Casamonica, rientra anche nelle reti degli usurai. E’ lo stesso meccanismo che seguono coloro che ne rimangono vittime. Quando si entra nella dipendenza da cocaina o in quella del gioco si investono molti soldi e si è costretti a chiederli in prestito a coloro che mettono a disposizione questo due tipi di merci. Sono coloro che hanno a disposizione le sale d’azzardo a dare i soldi per giocare fino a strozzarli. Il meccanismo è questo.

Emerge ancora un personaggio della Banda della Magliana, torniamo sempre allo stesso punto?

La Banda della Magliana non esiste più, ma di certo i personaggi che ne hanno fatto parte non sono diventati angeli. Ex componenti come Sergio De Tomasi continuano a delinquere, a titolo privato e personale. Enrico Nicoletti ( da poco nuovamente arrestato) e i Fasciani gestiscono i loro traffici tranquillamente, in proprio. I nomi sono sempre quelli anche nelle operazioni legate a truffe e altri reati economici.

A proposito, accanto a figure con curriculum delinquenziali noti compaiono figure sempre più professionalizzate?

Questo è un altro dato che emerge sempre più nelle operazioni che riguardano la capitale. Esistono professionisti, commercialisti, esperti del mondo della finanza di cui le reti usuraie si avvalgono. Non solo nascondono traffici illeciti, ma entrano a pieno titolo in tutte le attività economiche messe in atto dai vari gruppi criminali. C’è un mix tra soggetti con curriculum “tradizionali” e rappresentanti del mondo delle professioni. E’un aspetto nuovo della criminalità romana. Prima erano due sfere distinte, ora invece i “colletti bianchi” si mettono al servizio. Questo dovrebbe interrogare anche gli ordini professionali. Anche l’operazione che ha portato all’arresto di Pambianchi dimostra con evidenza un’illegalità diffusa, gestita da professionisti che si occupano con disinvoltura di truffe, acquisizioni e falci in bilancio.

Accanto a questo tipo di usura, resiste anche quella cosiddetta di quartiere?

Non solo resiste, e’ in forte crescita nella città, l’usura quotidiana. Commercianti e famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese si rivolgono a coloro che hanno maggiore disponibilità economica. Quindi sempre a quelle reti usuraie con nomi ormai noti. Sono sempre gli stessi personaggi che per colpa di una legislazione che deve essere corretta, vagano liberamente e continuano a delinquere nel territorio. Sono reti grosse nelle quali si affiancano nomi conosciuti più altri che non presentano lo stesso carisma criminale, ma negli anni appaiono in maniera fissa. C’è poi uno scambio di vittime tra un gruppo e l’altro.

Ci sono dei numeri che possono inquadrare il fenomeno.

Nel Lazio, nel 2010 c’erano 28 mila commercianti coinvolti in patti usurai per un giro pari a 3,3 miliardi di euro. A fronte di questo sono sempre troppo poche le denuncie. Nel 2009 solo 370 ed è così da 4,5 anni. L’usura non si denuncia più. E’ una conferma anche l’operazione di questa mattina basata sulle intercettazioni e non sulle testimonianze.

Come si fa ad intervenire allora?

Dalla nostra testimonianza diretta ( Sos impresa è presente a Roma, come su tutto il territorio nazionale con sportelli e numeri verde ndr) abbiamo l’evidenza di un numero elevatissimo di richieste di aiuto per indebitamento e di segnalazioni proprio nella capitale. Il nostro lavoro consiste proprio nel raccogliere la richiesta di aiuto e seguire la vittima, sia psicologicamente, sia da un punto di vista legale. Ma è fondamentale che chi si rivolge a noi intraprenda il percorso della denuncia. Per questo abbiamo anche creato una rete della legalità nella quale operano professionisti, avvocati e commercialisti che possano supportare chi si rivolge a noi in banca e nelle aule di tribunale, Di questo e della necessità di un cambiamento della legge discuteremo in due eventi in autunno: la presentazione del nostro rapporto annuale e la seconda edizione del No Usura Day.

Roma, 13 luglio 2011

http://www.romacheverra.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=527%3Adi-vizio-o-di-quartierelusura-dilaga-a-roma-intervista-a-bus%C3%A0&Itemid=53#

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