QUEI MILIONI CHE FINANZIANO L’INDUSTRIA ANTIRACKET di Laura Galesi


Sono 13 milioni e quattrocentomila euro i finanziamenti concessi dal Ministero dell’Interno alla Fai, ad Addiopizzo e alla Confindustria siciliana per portare avanti attività antiracket e antiusura. Attività che, più di 150 associazioni e fondazioni, da più di vent’anni portano avanti grazie ai volontari e all’aiuto delle ex vittime. Sono i milioni che dividono il mondo dell’antiracket. Secondo una denuncia della Rete per la Legalità sono ancora poco chiari i criteri con i quali sono stati selezionati i beneficiari e soprattutto come mai non e’ stato fatto un bando pubblico. Per questa ragione la Rete, che comprende 44 associazioni provenienti da diverse parti d’Italia, ha chiesto un incontro al Ministro dell’Interno Cancellieri per esporre le proprie perplessità e avanzare nuove proposte.

“Costituiremo a breve un osservatorio sulla trasparenza dove metteremo tutti gli atti pubblicati in materia di finanziamenti al settore. L’obiettivo è quello di fare sapere a tutti e in maniera trasparente quanto accade nel mondo dell’antiracket e antiusura. A questo si aggiungerà un monitoraggio continuo di tutti gli elementi attuativi del Fondo”. E’ quanto ha affermato Lino Busà presidente di Sos Impresa che ha partecipato alla conferenza stampa Organizzata dalla Rete presso il Senato il 7 marzo scorso. In occasione dell’incontro è stata messa al centro del dibattito la vicenda dei finanziamenti e della Convenzione stipulata lo scorso 20 febbraio fra l’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e la Fai per l’affidamento di tre progetti, nonché con Addiopizzo per un ulteriore progetto sul consumo critico e della Confindustria Sicilia.

“Non contestiamo lo scopo, ma il modo in cui questi fondi vengono elargiti- continua Busa’- le cifre stanziate e parte delle attività previste. Mancano infatti alcuni requisiti minimi come il carattere di sistema e la sua rilevanza territoriale. Non e’ stata avviata inoltre alcuna gara pubblica. Anzi sono stati affidati in Convenzione ad associazioni private , ingenti somme di denaro, senza coinvolgere minimamente le altre organizzazioni. Come a costituire un movimento antiracket di serie A e uno di livello più basso. Questo principio- conclude il presidente- indebolisce il senso stesso della nostra azione di contrasto alle mafie e di tutela agli imprenditori e ai collaboratori che denunciano”. Un sistema di finanziamento a pioggia, senza alcun disegno strategico.

“Non e’ uno scontro tra anime dell’antimafia, ma un discorso di buon senso e per il buon uso dei fondi pubblici della Comunità Europea- spiega Lorenzo Diana presidente della Rete per la Legalità- In questo atto c’è un uso discriminatorio dei fondo, balza agli occhi ad esempio la scarsa attenzione che viene data alla Calabria. Io credo che con una somma cosi consistente si possa sostenere un’ azione più ampia in tutta Italia. Fino ad oggi, infatti, le 159 associazioni italiane che si occupano di antiracket e antiusura hanno agito con i fondi propri o con l’ausilio degli enti locali, favorendo anche il processo di accompagnamento delle vittime. E su questo punto che c’e la contraddizione maggiore. Noi pensiamo- continua Diana- come hanno fatto per oltre 15 anni Sos Impresa e altre associazioni, che l’accompagnamento delle vittime a denunciare deve essere assolutamente volontario e gratuito. Proprio perché altrimenti si diventa ricattabili da qualsiasi coloritura politica e dunque si mette in discussione il sostegno alle vittime. Crediamo- conclude- che una maggiore trasparenza e una concertazione con tutte le altre associazioni, come Libera e le Fondazioni avrebbe garantito maggiore equità e di conseguenza sostegno a quanti decidono di ribellarsi”. Nel corso della conferenza stampa sono, inoltre, intervenuti diversi imprenditori e membri di associazioni per raccontare la propria storia di denuncia. E sono proprio loro che hanno avviato una raccolta firme che sara’ presentata al ministro per chiedere maggiore trasparenza ed equità. “Molti di noi- spiegano i primi firmatari- sono diventati e lo sono ancora, protagonisti dell’associazionismo antiracket e antiusura. Grazie alle nostre sofferenze, alle nostre denunce sono nate associazioni.

Tutti pero’ abbiamo condiviso una lunga esperienza di solidarietà e volontariato, nonché di vicinanza disinteressata alla vittima. Siamo pertanto, sconcertati- dicono- delusi e soprattutto preoccupati, del fatto che verranno elargiti milioni di euro, di fatto a due sole associazioni perché facciano quello che noi, da anni facciamo gratuitamente. La gestione privata dei fondi servirà soltanto a premiare l’industria dell’antiracket, dipendente dal potere politico, il che di fatto indebolirà il vero movimento antiracket e antiusura”.

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