Economia, finanziamenti e criminalità nei Campi Flegrei Intervista a Luigi Cuomo


Nella foto di Angelo Greco, l`inaugurazione dello sportello nel Mercato Ittico. Cuomo è il secondo da sinistra.

Dall’accordo di programma “Più Europa” tra Regione Campania e Comune di Pozzuoli del valore di 25 milioni di euro e i finanziamenti stanziati dalla Provincia di Napoli, altri 500 mila euro che interesseranno i territori di Bacoli e Cuma, quali rischi si prefigurano e quali cautele è necessario assumere per contrastare il pericolo di infiltrazioni camorristiche nella gestione di tali fondi pubblici?

Intanto va detto che la pioggia di milioni, come dici tu, ammonta complessivamente a 60 milioni di euro, coinvolge tutti i Comuni dell’area flegrea e rappresenta sicuramente una cifra molto importante. È una grandissima opportunità per il rilancio e la riqualificazione di quest’area della provincia di Napoli, ma è anche un banco di prova per tastare la capacità che hanno oggi le amministrazioni comunali ma io dico di più, è un banco di prova anche per i cittadini e le imprese perché fungano da argine ai fenomeni di corruzione e infiltrazione camorristica nei lavori pubblici.
Tutto questo rappresenta innanzitutto una sfida e necessita del controllo necessario perché questi grandi progetti, sulla carta, siano poi realizzati, nei tempi, nei modi e con la qualità e la sicurezza che richiedono. I cittadini flegrei non potranno lamentarsi dopo, perché oggi hanno l’opportunità, prima, di vigilare, non solo, ma di chiedere di essere presenti nelle fasi di realizzazione, di affidamento degli incarichi e via discorrendo.
Io so che su questa grande opportunità c’è una grandissima attenzione, anche da parte degli organismi istituzionalmente preposti al controllo ma non basta. Il vero controllo è quello alla base. Ciò che si vede con i proprio occhi e con le proprie orecchie deve essere da stimolo alla bocca perché parli e non taccia. Chi sa di scorrettezze o infiltrazioni camorristiche deve avere anche il coraggio di denunciare i collegamenti tra criminalità organizzata e corruzione. Poi ci saranno le sedi opportune nelle quali, in assoluta sicurezza e con la dovuta discrezione, queste denunce possono essere rivolte. Però i cittadini saranno i principali responsabili di come verranno spesi questi sessanta milioni di euro.

Come dev’essere interpretata, a tuo parere, la connessione criminalità organizzata e corruzione e come incidono sull’economia?

Soprattutto nelle nostre terre, camorra e corruzione sono due facce della stessa medaglia. Non ci sarebbe corruzione se non ci fosse camorra e non ci sarebbe camorra se non ci fosse corruzione. E sono due tasse occulte che insieme drenano una rendita parassitaria sugli investimenti, che danneggiano i cittadini e non solo le imprese e le amministrazioni. La corruzione nella pubblica amministrazione è la prima fase dell’inquinamento e la camorra viene subito dopo. La vigilanza, quella dei cittadini a cui facevo riferimento prima, non deve guardare solo ad una parte ma deve essere capace, con coraggio e dignità, a rivolgersi anche all’altra parte. I cosiddetti colletti bianchi, gente insospettabile, che non vedremo mai con la coppola e la lupara, e che godono anche di un rispetto e di un decoro pubblico che invece non meritano.

A che punto è, secondo te, il livello di sensibilizzazione dei cittadini flegrei su questi temi? Quali strumenti è necessario mettere in campo perché si concretizzi quel controllo dal basso di cui parlavi?

Questo è un territorio di lavoratori. Questa caratteristica, che negli ultimi dieci anni è stata offuscata dalla mala politica e dalla camorra in particolare, oggi è invece rafforzata sia dalle inchieste della magistratura, che hanno indebolito la pressione mafioso su questo territorio, sia dalle molteplici iniziative sociali che sono messe in campo, per esempio da Libera e dalla stessa S.O.S. Impresa. Un grosso contributo in tal senso lo deve anche dare l’informazione, come sempre, perché le cose che si sanno esistono e quelle che non si sanno non esistono. Bisogna distruggere la migliore amica delle mafie e della camorra che è l’omertà. Mettere alla luce del sole i fatti di corruzione politica e di criminalità perché passino al vaglio dell’indignazione popolare e quindi anche attraverso quello delle forze dell’ordine e della magistratura. Io mi auguro, e contribuirò anche personalmente, che vi siano moltissimi momenti di dibattito e confronto.

Certo la sensibilizzazione è importante però l’economia è in piena crisi…

Certo, la crisi economica generale che sta attraversando il Paese è grave e qui, dalle nostre parte, lascia il segno. La pioggia di milioni di cui tu prima mi chiedevi può certamente alleggerire il peso della crisi, da un lato, anche perché rappresentano una prospettiva di sviluppo di questo territorio e quindi c’è tutto l’interesse a vigilare che non siano sottoposti a condizionamenti mafiosi. Per fare un esempio, tutte le risorse destinate alla riqualificazione del Rione Terra di Pozzuoli, se vanno realmente a segno, saranno una grande opportunità di sviluppo, di occupazione e di lavoro vero. La crisi economica, però, dovrebbe essere un momento di maggiore vigilanza da parte di cittadini e imprese locali e non certamente un pretesto per gettare le armi, anzi.

Infatti S.O.S. Impresa non si arrende, e di qualche settimana fa la costituzione di uno sportello antiracket nel Mercato Ittico di Pozzuoli, che è stato, tristemente, luogo simbolo dell’economia martoriata dagli interessi camorristici. È un segnale importante…

Di segnali nell’ambito dell’area flegrea ne stiamo dando molti. Da Pozzuoli siamo giunti a Quarto e siamo poi ritornati a Pozzuoli. Adesso ci estenderemo a Bacoli. L’impegno di S.O.S. Impresa, però, non è cavalleresco, non c’è il cavaliere bianco che risolve il problema, ma rappresenta, piuttosto, un tentativo di coagulo delle forze migliori di questo territorio. Anche lo sportello antiracket a Pozzuoli, che ha come sede il mercato ittico, rappresenta uno di questi tentativi.

Dal tuo osservatorio privilegiato, di lotta al fenomeno delle estorsioni, quelle stesse che consentono, tra gli altri illeciti proventi, l’accumulazione criminale di capitali, come si inserisce in questo discorso il riutilizzo sociale dei beni confiscati? Che apporto possono dare al risanamento dell’economia inquinata dalla mafie?

I beni confiscati e il riutilizzo sociale degli stessi, potrebbero dare un contributo importante ma c’è un problema legato alla normativa. Ritengo che sia deficitaria e dovrebbe offrire, invece, la possibilità di un riutilizzo immediato e che sia compatibile con le esigenze economiche e che non possono essere affrontate solamente alle associazioni. Chi deve gestire il bene, dunque, deve essere un soggetto che naturalmente riesca a far uscire, da quella gestione, il ristoro delle spese. Purtroppo molto spesso si assiste a richieste che sono fondate solo su ausilio di fondi pubblici incapaci di per se di garantire continuità anche alle attività sociali stesse. Inoltre quando un bene confiscato è palesemente abusivo, quindi acquistato e costruito non solo con proventi illeciti ma contro le norme urbanistiche o di tutela del paesaggio, il coraggio sta nell’abbatterlo, ripristinando lo stato dei luoghi. A Bacoli, per esempio, lo scandalo è rappresentato da questo bene confiscato e sito in Via Bellavista che viola una serie di vincoli paesistici e deve essere abbattuto. Poi rimane un’area che deve essere certamente restituita ai cittadini. Insomma ci vuole più coraggio in tale campo. C’è il rischio che la grande opportunità rappresentata dal riutilizzo sociale dei beni confiscati e dunque dai progetti di economia sociale che contrastano l’economia criminale, diventi un tremendo fallimento.

http://www.liniziativa.net/news/?id_news=1641

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